Obesità e sterilità

La funzione dell’adipe (il grasso del corpo) è molto importante sia negli animali che nel genere umano, in quanto, oltre a essere un isolante termico e un airbag naturale, grazie alla sua azione ammortizzante, consente di immagazzinare gli eccessi di calorie, introdotte con l’alimentazione, per poi renderli disponibili nei periodi di carenza. Si tratta, quindi, di una riserva energetica, formata sostanzialmente da trigliceridi, con un ottimo rapporto tra il volume e la quantità stoccata: 100 gr di grasso contengono circa 900 Kcal. Pertanto, in un soggetto del peso medio di 70 kg sono presenti dai 10 ai 15 kg di tessuto adiposo, sufficienti a fornire energia all’intero organismo per almeno due mesi. Questi lipidi hanno principalmente un’origine alimentare, ma le stesse cellule del tessuto adiposo, gli adipociti, possono convertire in grassi altre sostanze come il glucosio.

Da alcuni anni il tessuto adiposo non è più considerato come una massa amorfa che, se presente in giusta misura, modella le curve del corpo umano e, quando è in eccesso, lo deforma sfigurandolo, ma un vero e proprio organo neuro-endocrino, che esercita una significativa influenza sulla pressione arteriosa, sull’omeostasi emocoagulativa e sul sistema immunitario. Inoltre, è coinvolto nella conversione dei principali ormoni steroidei sessuali che vedono come capostipite il colesterolo. In particolare, nell’adipe, gli androgeni (testosterone e androstenedione) sono convertiti in estrogeni (estradiolo ed estrone), grazie alla presenza dell’enzima aromatasi. Nel tessuto adiposo vengono anche prodotte alcune citochine e altri modulatori metabolici, come l’adiponectina (i suoi livelli ematici sono inversamente proporzionali alla percentuale del grasso corporeo) che eleva il metabolismo basale, con significativo dispendio calorico, e la leptina, responsabile del senso di sazietà. I due ormoni agiscono in sinergia, l’uno con l’altro.

Proprio per la presenza dell’enzima aromatasi nel tessuto adiposo, negli uomini obesi i livelli di testosterone risultano più bassi, in quanto convertiti in estrogeni, i quali favoriscono l’insorgenza di effetti secondari, come la ginecomastia e la disfunzione erettile.
Anche nelle donne obese l’aumento eccessivo della conversione degli androgeni in estrogeni è pericoloso per la loro salute, non solo riproduttiva, poiché aumenta l’incidenza del cancro della mammella.
Oggi, il pauroso incremento dei casi di obesità è uno dei maggiori problemi di salute a livello mondiale, che richiede enormi risorse economiche per far fronte alle malattie che ne conseguono.

Negli USA l’obesità femminile colpisce circa il 20% delle donne in età fertile ed è responsabile di numerosi effetti avversi in gravidanza, sia materni che fetali, ma prima ancora esercita anche un’influenza negativa sulla fertilità femminile.

Le donne obese, infatti, hanno maggiori possibilità di avere disfunzioni ovulatorie legate a interferenze sull’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. A conferma di ciò, anche gran parte delle ragazze con ovaie policistiche (PCO) manifestano un qualche grado di obesità, che si accompagna frequentemente ad anovulazione cronica.
Le donne obese presentano una riduzione della fertilità anche quando sono eumenorroiche e mostrano un peggiore tasso di gravidanza nei cicli di fecondazione in vitro (FIV). In particolare, l’obesità sembra colpire la cellula uovo e, di conseguenza l’embrione, attraverso l’interruzione della formazione del fuso meiotico e alterando l’attività mitocondriale.

L’eccesso di acidi grassi liberi può avere un effetto tossico sui tessuti riproduttivi, causando danni cellulari e uno stato infiammatorio cronico di basso grado, che coinvolge anche l’endometrio in cui viene alterata la decidualizzazione stromale. Ciò può spiegare la subfecondità dovuta alla ridotta ricettività della mucosa uterina e può portare ad anomalie placentari, che si manifestano con tassi più elevati di aborto spontaneo e con una maggiore incidenza di nati morti e di preeclampsia nella popolazione obesa.

Nell’uomo, gli effetti negativi dell’eccesso ponderale si manifestano con turbe della sfera genitale che vanno da un calo della libido alla disfunzione erettile. Inoltre, l’eccesso alimentare, unitamente all’estrogenizzazione del pianeta da agenti inquinanti, ha portato a una progressiva riduzione del potenziale fertile maschile, legata a una minore concentrazione degli spermatozoi nel liquido seminale e una loro minore progressività. Un tempo veniva puntato il dito sul varicocele o sulla pratica di alcuni sport come il ciclismo, ovvero sui famosi “skinny jeans”. Oggi l’attenzione viene rivolta al sovrappeso e all’insulino-resistenza, che rappresentano i precursori della sindrome metabolica e del diabete.

Gli effetti dell’obesità sulla fertilità sono oramai certi in quanto dimostrati da numerose pubblicazioni scientifiche e metanalisi. È necessario, perciò, prevenire e contrastare questo fenomeno in costante crescita nei paesi industrializzati, anche attraverso campagne informative già nelle scuole, nelle metropolitane, nei centri commerciali e attraverso i media.

L’informazione alle coppie deve essere immediata, fin dal primo incontro col curante, indicando le modalità per ottenere un significativo calo del perso corporeo prima di iniziare il percorso di un ciclo di FIV. E oltre alla dieta ipocalorica e ad aumento progressivo dell’attività fisica, nei casi estremi di obesità grave e quando il tempo stringe, sono da prendere in considerazione la chirurgia bariatrica o l’inserimento gastrico di dispositivi pneumatici, che riducono il volume dello stomaco, inducendo un senso di sazietà precoce.

×